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"la Fine della Storia"

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Si tratta dell’ultimo romanzo di Luis Sepulveda che ho letto. Racconta la vicenda di Juan Belmonte che non è, come gli aficionados della corrida potrebbero pensare, un  toreador dei tempi andati, ma un agente cileno, uno sniper dalle mille esperienze, passato attraverso guerre e colpi di stato. Impegnato nella difesa del governo di Salvador Allende contro i golpisti di Pinochet. Juan, da tempo, si è ritirato a vita privata con la compagna Veronica, ormai muta, che porta ancora, nel corpo e nell’anima, i segni delle torture subite per mano dei militari cileni fedeli al generale Pinochet. Ma il passato di un uomo non si può cancellare, e così, i servizi segreti russi, che ben conoscono la sua fama di esperto di guerra sotterranea e cecchino infallibile, hanno necessità dei suoi servigi. C’è un piano progettato da un gruppo di nostalgici di stirpe cosacca che vogliono liberare dalle carceri cilene Miguel Krasnoff, responsabile di molti crimini contro l’umanità, discendente dell’ultimo at…

La Via Manno

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Ho voluto dipingerla così. Solitaria e silente, come è apparsa ai miei occhi in un pomeriggio domenicale, d’estate. Non ho voluto dare un nome alle insegne dei negozi che, nel corso del tempo son cambiate più e più volte. La via Manno è di certo una delle vie più commerciali di Cagliari. Mi piace ricordare un negozio di strumenti musicali e spartiti, una vecchia merceria in cui mia madre acquistava stoffe, gomitoli e ogni altra cosa utile per i lavori di cucito. Un’antica cartoleria con la facciata rivestita in legno nero, col suo intenso profumo di pastelli e varia cancelleria. Memorie di una città che, ormai si è profondamente trasformata. La via Manno è un’arteria sempre molto affollata al sabato sera e nelle giornate dei saldi. Quella che oggi si definisce una via dello shopping ma che, a ben guardare è una strada ricca di storia e di fascino. In posizione mediana fra il quartiere Castello e quello della Marina, discende dalla piazza Costituzione, dominata dalla mole del Bastione …

Corto Maltese

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Quando incontrai per la prima volta Corto Maltese avevo, all'incirca, dieci anni. Era il 1971 e il Corriere dei Piccoli pubblicava un'avvincente storia nata dalla maestria e dall'ingegno di uno dei più grandi disegnatori italiani: Hugo Pratt. Quel racconto, destinato a far epoca, si intitolava "Una Ballata del Mare Salato" ed era una storia completamente diversa rispetto a quelle che, sino ad allora, ero abituato a leggere. Si trattava , infatti, di una vicenda di mare e pirateria, vissuta da esseri umani veri, in un contesto spazio temporale ben preciso. Un romanzo a fumetti in cui l'Oceano in persona si ergeva a narratore e le carte geografiche, utilizzate da Pratt per meglio individuare i luoghi dell'avventura, insospettivano il pigro lettore di storie illustrate che, di primo acchito, poteva pensare ad un marchingegno didattico messo su per far digerire un qualcosa di più scolastico e impegnato. Ma la modernità, il vero lato innovativo di questo fumet…

Riflessioni sulla Guerra fra le Montagne della Valtellina

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Nel corso delle mie vacanze estive in Valtellina, ho visitato il Forte Venini al Dossaccio di Oga. Si tratta di una postazione costruita a 1800 m. di quota tra il 1909 e il 1912 e facente parte di quella rete difensiva alpina, denominata Linea Cadorna, avente lo scopo di difendere il territorio italiano dagli attacchi dell’esercito austro-ungarico. Visitando questa struttura è possibile formarsi una chiara idea di quella che era la vita dei soldati nel corso della I Guerra Mondiale. Attorno al forte, all’ombra dei boschi, sono ancora visibile le trincee e i cavalli di Frisia posti a difesa della struttura.

 Non doveva certo esser facile muoversi tra i fili spinati, i pali di ferro, conficcati nel terreno e i profondi fossati. Sotto il fuoco dei difensori di questa postazione militare. Grama doveva essere la vita dei soldati negli ambienti grigi e freddi della fortezza. Si dormiva su brande e pagliericci non certo comodi. Si viveva nell’ansia continua del combattimento. Con l’incubo del…

Memento mori.

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C’è un’immagine che mi torna alla memoria in occasione della Commemorazione dei Defunti. Un antico affresco che ho potuto ammirare, quest’estate, nella Chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, a Bosa. Tre aitanti cavalieri andavano per un bosco e, nel corso del loro cammino, fecero un inquietante incontro. Tre corpi di nobili signori giacevano a terra, ormai privi di vita e nell’aria, i giovani viandanti sentirono una voce che così li ammonì:
                «Ciò che sarete voi, noi siamo adesso.                                                           Chi si scorda di noi, scorda sé stesso».
Un invito a rifletter sul fatto che poco importano ambizioni, ricchezze e onori. Che la nostra vita, troppo spesso condita di egoismo, esteriorità, superbia e sfrenate velleità scorre veloce. Che i nostri affanni per il potere e la gloria sono assolutamente vani.  Che esistono sicuramente altri valori, altri ideali per i quali val la pena vivere.  Prima che la nostra esistenza si riduca fatal…

Uomini e Santi

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In prossimità del giorno d’Ognissanti non riesco a pensare a profonde virtù, miracoli e reliquie ma mi piace ricordare la dedica, così profondamente carica di umane debolezze, che lo scrittore Gian Carlo Fusco vergò sulla copia del suo libro “Quando l’Italia tollerava” (celebre reportage sulle case chiuse), donata all’amico e collega Giovanni Arpino:
    “ A Giovanni che poco ci veniva perché l’amante sempre fuori aveva       da Giancarlo che invece ci viveva perché fuori nessuno gliela dava.”*
Puoi vederla dalla parte di Giovanni o da quella di Giancarlo ma, alla fine, è sempre più facile esser uomini e non santi.

*Citazione tratta dall’articolo “Il Geniale Malinconico col Fiuto da Tartufo” di Alberto Riva (Il Venerdì di Repubblica del 27 ottobre 2017)

"Il Deserto dei Tartari".

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Ho appena concluso la lettura del romanzo di Dino Buzzati intitolato "Il Deserto dei Tartari". Un libro che induce ad una profonda riflessione sui progetti e le speranze che leghiamo alla nostra vita. Su quelle scommesse, frutto di ambizione e lucida follia, che finiscono per condizionare inesorabilmente la nostra esistenza portandoci a comportamenti, scelte e rinunzie che tante volte si risolvono in snervanti attese e cocenti delusioni. Come la vita di Giovanni Drogo, ufficiale dell’esercito, che sacrifica la propria esistenza  nella Fortezza Bastiani, un avamposto militare isolato fra le montagne di un territorio dimenticato da Dio e dagli uomini. Egli si aspetta che un ipotetico nemico possa un giorno comparire dalle vaste piane desertiche che si distendono dinnanzi al forte, per ingaggiare furiose ed eroiche battaglie in cui dar corpo ai suoi sogni di gloria. Si susseguono decine di anni di vana attesa e, quando il nemico finalmente si presenta, Giovanni è ormai vecchio …