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"Le Perle ai Porci."

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Così, nel 1659, il pittore Salvator Rosa rappresentava la fortuna, mentre dalla sua cornucopia riversa corone, scettri, allori, insegne nobiliari, denaro e porpore cardinalizie su un bufalo, un bue, un caprone un asino e un lupo.   Si dice che la fortuna è cieca. Di certo non sempre aiuta gli audaci ma, troppo spesso, rende potenti i malvagi e gli inetti e umilia chi, per davvero, meriterebbe più di qualcosa dalla vita. Personalmente non credo alla fortuna. Son convinto, invece, che siano la disonestà, l’opportunismo, la cupidigia, la corruzione, l’ignoranza, la prepotenza, la cattiva politica e ogni altra  caratteristica umana negativa a fare in modo che siano sempre i peggiori a detenere il potere e governare il mondo. Son queste cose, non certo  la fortuna, ad umiliare gli ultimi, i derelitti, i miti e gli onesti e a far sì che in questo mondo si continui a “donar le perle ai porci.”
Nell'immagine: La Fortuna, olio su tela , 1659 di Salvator Rosa  (J. Paul Getty Museum - Los Ang…

La Bottega degli Alimentari

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Ho voluto rappresentarla così… come appariva ai miei occhi quando ero bambino. Coi suoi salumi e i suoi formaggi che irradiavano il loro invitante profumo. L’ affettatrice, la grattugia e la bilancia. Tutte di un vivacissimo colore rosso.  I recipienti di vetro colmi di olive, le bottiglie di vino, di olio e aceto. I biscotti, le confetture, le salse e le spezie. Un universo per golosi, dominato da un ometto furbo e imbonitore che, mentre affettava il prosciutto, diceva: “Lascio, signora? Gradisce altro?” Alla fine, la quantità era sempre lui a deciderla... con qualche grammo a suo vantaggio. C’era anche la moglie, non propriamente alta, sorniona, quasi sempre al banco del pane o alla cassa… perché era lei la signora della contabilità. Quando ripasso da quelle parti, quel negozio coi banconi verdi e gli alti scaffali non c’è più. La saracinesca è abbassata. Tanta acqua è passata sotto i ponti e a me son rimasti solo i pastelli per riprodurre quel piccolo mondo e… provare a risentire q…

"la Fine della Storia"

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Si tratta dell’ultimo romanzo di Luis Sepulveda che ho letto. Racconta la vicenda di Juan Belmonte che non è, come gli aficionados della corrida potrebbero pensare, un  toreador dei tempi andati, ma un agente cileno, uno sniper dalle mille esperienze, passato attraverso guerre e colpi di stato. Impegnato nella difesa del governo di Salvador Allende contro i golpisti di Pinochet. Juan, da tempo, si è ritirato a vita privata con la compagna Veronica, ormai muta, che porta ancora, nel corpo e nell’anima, i segni delle torture subite per mano dei militari cileni fedeli al generale Pinochet. Ma il passato di un uomo non si può cancellare, e così, i servizi segreti russi, che ben conoscono la sua fama di esperto di guerra sotterranea e cecchino infallibile, hanno necessità dei suoi servigi. C’è un piano progettato da un gruppo di nostalgici di stirpe cosacca che vogliono liberare dalle carceri cilene Miguel Krasnoff, responsabile di molti crimini contro l’umanità, discendente dell’ultimo at…

La Via Manno

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Ho voluto dipingerla così. Solitaria e silente, come è apparsa ai miei occhi in un pomeriggio domenicale, d’estate. Non ho voluto dare un nome alle insegne dei negozi che, nel corso del tempo son cambiate più e più volte. La via Manno è di certo una delle vie più commerciali di Cagliari. Mi piace ricordare un negozio di strumenti musicali e spartiti, una vecchia merceria in cui mia madre acquistava stoffe, gomitoli e ogni altra cosa utile per i lavori di cucito. Un’antica cartoleria con la facciata rivestita in legno nero, col suo intenso profumo di pastelli e varia cancelleria. Memorie di una città che, ormai si è profondamente trasformata. La via Manno è un’arteria sempre molto affollata al sabato sera e nelle giornate dei saldi. Quella che oggi si definisce una via dello shopping ma che, a ben guardare è una strada ricca di storia e di fascino. In posizione mediana fra il quartiere Castello e quello della Marina, discende dalla piazza Costituzione, dominata dalla mole del Bastione …

Corto Maltese

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Quando incontrai per la prima volta Corto Maltese avevo, all'incirca, dieci anni. Era il 1971 e il Corriere dei Piccoli pubblicava un'avvincente storia nata dalla maestria e dall'ingegno di uno dei più grandi disegnatori italiani: Hugo Pratt. Quel racconto, destinato a far epoca, si intitolava "Una Ballata del Mare Salato" ed era una storia completamente diversa rispetto a quelle che, sino ad allora, ero abituato a leggere. Si trattava , infatti, di una vicenda di mare e pirateria, vissuta da esseri umani veri, in un contesto spazio temporale ben preciso. Un romanzo a fumetti in cui l'Oceano in persona si ergeva a narratore e le carte geografiche, utilizzate da Pratt per meglio individuare i luoghi dell'avventura, insospettivano il pigro lettore di storie illustrate che, di primo acchito, poteva pensare ad un marchingegno didattico messo su per far digerire un qualcosa di più scolastico e impegnato. Ma la modernità, il vero lato innovativo di questo fumet…

Riflessioni sulla Guerra fra le Montagne della Valtellina

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Nel corso delle mie vacanze estive in Valtellina, ho visitato il Forte Venini al Dossaccio di Oga. Si tratta di una postazione costruita a 1800 m. di quota tra il 1909 e il 1912 e facente parte di quella rete difensiva alpina, denominata Linea Cadorna, avente lo scopo di difendere il territorio italiano dagli attacchi dell’esercito austro-ungarico. Visitando questa struttura è possibile formarsi una chiara idea di quella che era la vita dei soldati nel corso della I Guerra Mondiale. Attorno al forte, all’ombra dei boschi, sono ancora visibile le trincee e i cavalli di Frisia posti a difesa della struttura.

 Non doveva certo esser facile muoversi tra i fili spinati, i pali di ferro, conficcati nel terreno e i profondi fossati. Sotto il fuoco dei difensori di questa postazione militare. Grama doveva essere la vita dei soldati negli ambienti grigi e freddi della fortezza. Si dormiva su brande e pagliericci non certo comodi. Si viveva nell’ansia continua del combattimento. Con l’incubo del…

Memento mori.

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C’è un’immagine che mi torna alla memoria in occasione della Commemorazione dei Defunti. Un antico affresco che ho potuto ammirare, quest’estate, nella Chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, a Bosa. Tre aitanti cavalieri andavano per un bosco e, nel corso del loro cammino, fecero un inquietante incontro. Tre corpi di nobili signori giacevano a terra, ormai privi di vita e nell’aria, i giovani viandanti sentirono una voce che così li ammonì:
                «Ciò che sarete voi, noi siamo adesso.                                                           Chi si scorda di noi, scorda sé stesso».
Un invito a rifletter sul fatto che poco importano ambizioni, ricchezze e onori. Che la nostra vita, troppo spesso condita di egoismo, esteriorità, superbia e sfrenate velleità scorre veloce. Che i nostri affanni per il potere e la gloria sono assolutamente vani.  Che esistono sicuramente altri valori, altri ideali per i quali val la pena vivere.  Prima che la nostra esistenza si riduca fatal…