sabato 3 giugno 2017

Tex Willer e... il Centenario della Nascita di Aurelio Galleppini

Cento anni fa nasceva Aurelio Galleppini. Per commemorare l'artefice grafico del mitico ranger, pubblico oggi due disegni da me realizzati e un mio personale ricordo.



 Tanti anni fa, ai tempi della scuola elementare, molti miei amici leggevano avidamente gli albi dell’eroe del West Tex Willer. Dal canto mio, ero indissolubilmente legato al mondo Disney, con qualche sporadica divagazione nel pianeta Peanuts che, in quel periodo, andava piuttosto di moda. Non amavo i “super eroi”. I buoni per forza. Quelli che alla fine riescono sempre a spuntarla e nemmeno quelli  che facevano un eccessivo uso di armi e munizioni. Probabilmente è proprio per queste ragioni che ho tardato a incontrarmi con Tex. Nei primi anni dell’università si verificò però un evento importante perché ebbi la fortuna di conoscere e scambiar più di qualche parola con Aurelio Galleppini, il papà di Tex, giunto a Cagliari per una mostra dedicata alla sua arte e al suo celebre personaggio. Così la mia memoria torna ad un pomeriggio dei primi anni ottanta  trascorso  alla Cittadella dei Musei,   ad ammirare  le sue tavole e a conversare con questo signore dal fare semplice, gentile e disponibile. Pronto a rispondere a tutte le domande degli innumerevoli ammiratori accorsi per l’occasione.  Galep (così Galleppini  firmava i suoi disegni)  spiegò che Tex, prima di cavalcare per le immense praterie del West ed avventurarsi in qualche pericolosa missione fra le gole del Gran Canyon per stanare feroci banditi e vari satanassi  era passato… dalla Sardegna. Perché fu prima ad Iglesias e poi a Cagliari che Galleppini trascorse la sua gioventù  e, proprio nella cittadina sulcitana, ispirato dai tanti film di Tom Mix che venivano proiettati nel cinema locale, iniziò a disegnare situazioni e ambienti in stile western. Quando la famiglia di Galep si trasferì a Cagliari, egli si affermò come pittore, illustratore, cartellonista e insegnante di disegno e lasciò nella nostra città pregevoli opere d’arte. Successivamente si trasferì a Firenze per collaborare con l’editore Nerbini.  Il suo grande successo però è legato all’incontro con Bonelli che gli propose la sceneggiatura delle avventure di Tex Willer. Audace, generoso, astuto, ironico e beffardo nei confronti dei manigoldi. Con un linguaggio singolare, colorito. Mai  volgare. Chi non dimentica espressioni ed esclamazioni del tipo: “Gran matusalemme ballerino, vecchio satanasso, tizzone d’inferno, per la barba di Giosafatte…” Questi erano i tratti caratteristici del personaggio di Bonelli e Galleppini che io ho imparato a conoscere e ad apprezzare proprio in quel primo scorcio di anni ottanta.  Amico degli Indiani, tanto da esser nominato da loro Gran Capo Aquila della Notte, Tex ha finito con l’affascinare anche me che, da bambino, mi impressionavo assai quando qualcuno veniva trafitto da una freccia o ferito da qualsivoglia arma. Bene o male son rimasto così, ma trovavo che le avventure di Tex non indugiassero su certe crudezze. Mi sembrava avessero ritmi più rassicuranti e, in quegli spazi bianchi tra una vignetta e l’altra, che così bene descrive Gianrico Carofiglio nel suo libro “Non Esiste Saggezza”, si aprivano immense praterie per la mia fantasia. Raccontava Galep che, per rappresentare gli scenari western, “dovette attingere alla sua fantasia e ai ricordi della Sardegna. “ Son passati ormai più di trent’anni da quell’incontro e ho voluto ritrarre Tex mentre vigila sulla sicurezza di un villaggio sperduto, pronto a impugnare le sue colt. Certamente il figlio Kit e gli amici di sempre Kit Karson e Tiger Jack si aggirano nei paraggi cercando una pista più agevole o, più semplicemente, una cittadina con un saloon in cui ordinare una bistecca alta due dita con contorno di patatine e un boccale di birra. Se poi Tex e i suoi pards decideranno di nascondersi fra le rocce di una montagna per seguire le mosse di qualche fuorilegge non sarà facile scovarli. Per raggiungerli dovrai necessariamente infilarti in quegli spazi bianchi che intercorrono fra una vignetta e l’altra in cui c’è “tutta la vita che non è stata raccontata, le vicende che non diventano storie – per scelta o più spesso per caso – e si perdono nei gorghi del tempo che passa…”  Solo se seguirai questa strada, forse incontrerai il vero Tex. Mentre riposa sotto il loggiato di una bianca casa, col cappello calato sugli occhi. A volte solleva la visiera e guarda lontano… probabilmente pensa con nostalgia alla sua amata Lilith ma questi pensieri restano in quegli spazi bianchi tra una vignetta e l’altra. Là dove non riusciamo a vedere, o non ci è dato di entrare.


4 commenti:

  1. Io sono un vorace lettore di Dylan Dog, ma non mi perdo mai un Texone. Sarebbe bello che la città di Cagliari dedicasse una mostra a lui e al "suo" Tex.

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    1. Sarebbe davvero una grande idea... magari dando evidenza anche alle opere che Galep ha realizzato anche come pittore e illustratore di libri. Suggerirei nuovamente la Cittadella dei Musei dove Galep presentò, nei primi anni ottanta, la rassegna "Tex passò prima da Cagliari".

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  2. grande fumetto va riconosciuto anche se i miei gusti erano diversi.

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  3. Io ne leggo ancora molti nonostante i miei quasi 56 anni. Mi piace molto Corto Maltese, le strisce di Bonvi, Jacovitti, Tin Tin e anche le storie di Dylan Dog passano fra le mie mani. Ogni tanto, poi, mi cimento in qualche disegno. Probabilmente senza grandi risultati ma... mi diverto.

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